Se non c’è tensione, non c’è attenzione

Perché le comunità sono fatte di persone

Se non c’è tensione, non c’è attenzione

Come sopravvivere alla trappola della perfezione neutra e riscoprire l’Human-to-Human marketing

Sono stato fermo per un po’ di tempo prima di ricominciare a scrivere, perché mi è sembrato che si facesse una inutile corsa verso una produzione di contenuti fine a sé stessa. La produzione di contenuti si è fermata e focalizzata sulla costruzione di Prompt per l’AI ben congegnati e costruiti e nulla più.

In questo modo il costo marginale della produzione di contenuti è crollato vicino allo zero e la qualità è scesa di molto fino a sembrare omologazione.

La trappola della perfezione neutra

Il problema è che il contenuto interamente è diventato di una qualità formale più che sostanziale. La grammatica è corretta, il tono è calibrato, la struttura segue i manuali di persuasione alla lettera. 

E’ qui che comincia il fallimento

Il pubblico – che si tratti di un lettore consumer o del responsabile acquisti di un’azienda – ha sviluppato una capacità quasi istintiva nel riconoscere un testo che non ha anima. E’ qui che mi sono interroogato sul fatto se valesse ancora la pena scrivere o “lasciar scrivere”.

Se non c’è tensione non c’è attenzione

Se al posto di contenuti ben pensati ci troviamo di fronte a una valanga di contenuti, per autodifesa evitiamo di leggere e cominciamo a fare selezione e a saltare il contenuto che ci sembra non aggiungere nulla al nostro bagaglio culturale e di conoscenze

Una valanga di contenuti non è vincente

Pubblicare venti post a settimana generati in serie non costruisce autorevolezza: costruisce invisibilità, Diluisce il brand in un mare ripetitivo di concetti scontati.

Ci si trasforma in sofisti del ventunesimo secolo. In artisti della parola vuota

Qual è il valore aggiunto che diamo al pubblico con il nostro contenuto? Cosa trasferiamo?

Dietro ciascun contenuto ci deve essere una persona e il contenuto deve essere pensato per una persona

L’uomo parla l’uomo

L’approccio Human-to-Human non è una dichiarazione di intenti morale, ma diventa l’unico modo per posizionarsi strategicamente sostenibile.

Fuori da ogni standardizzazione: 

  1. Bisogna essere una voce editoriale riconoscibile: Avere uno stile significa avere il coraggio di esprimere un pensiero non neutrale. Significa comunicare sapendo di non dover piacere a tutti.
  2. Quanto fa male un fallimento o un “NO” (esperienza diretta): L’AI sa come funziona una trattativa B2B, ma non sa cosa si prova quando riceve un “no” e quando un cliente rescinde un contratto. Conosce la tecnica, ma non conosce le tensioni che ci sono dietro ogni trattativa.
    Bisogna raccontare la realtà e le sue difficoltà, bisogna raccontare come si è superata una difficoltà, bisogna raccontare la gioia di un successo o di una gratificazione. Solo così si generano legàmi, si crea empatia.
  3. Non sempre la mia modalità di scrittura è piaciuta a i miei interlocutori, ma era ed è la mia: Un aneddoto personale, un’esperienza reale raccontata, il miio aggiungere la punteggiatura, forse non del tutto consono all’Accademia della Crusca, mi hanno fatto e fanno sentire mio un contenuto. La scrittura e la comunicazione asettica e neutrale non aggiungono e non tolgono nulla.

Non rinunciamo alla tecnologia, ma diamole il giusto ruolo

Non sto dicendo di rifiutare la tecnologia. L’intelligenza artificiale generativa è uno strumento  ottimo per sintetizzare grandi moli di dati e superare il blocco della pagina bianca. 

Verso un’ecologia della comunicazione

Cercherò per il futuro non di produrre di più, ma di donare più significato e più  valore a quanto pubblicato.

In fondo l’imperfezione non può essere clonata