Non fermarti ai primi tre prodotti che l’AI ti consiglia

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Non fermarti ai primi tre prodotti che l’AI ti consiglia

Perché l’intelligenza artificiale è un ottimo consulente, ma un pessimo sostituto del nostro spirito critico.

Di recente mi sono accorto che sempre più persone chiedono all’intelligenza artificiale consigli su cosa acquistare. Dalla macchina del caffè alle scarpe da running, dal software per lavorare fino alla scelta delle vacanze.

È comprensibile.

Siamo sommersi da offerte, recensioni, comparatori, influencer, contenuti sponsorizzati e marketplace. L’AI promette di fare ordine nel caos e di ridurre il tempo necessario per prendere una decisione.

Non sorprende quindi che una quota crescente di consumatori utilizzi strumenti di AI per orientare i propri acquisti e che molti inizino addirittura la ricerca di un prodotto direttamente da una conversazione con un assistente intelligente invece che da un motore di ricerca tradizionale.

Ma proprio qui nasce una domanda che dovrebbe interessare chiunque si occupi di marketing, innovazione e comportamento dei consumatori:

cosa succede quando milioni di persone iniziano a comprare seguendo i consigli delle stesse intelligenze artificiali?

Il rischio della scorciatoia perfetta

L’AI è straordinaria nel sintetizzare informazioni.

Il problema è che spesso noi esseri umani confondiamo la sintesi con la completezza.

Quando chiediamo: “Qual è il miglior smartwatch sotto i 300 euro?”

Riceviamo una risposta ordinata, convincente e apparentemente neutrale.

La tentazione è fermarsi lì.

In fondo abbiamo chiesto a una macchina che sembra sapere tutto.

Ma è proprio questo il momento in cui dovremmo diventare più curiosi.

I sistemi di raccomandazione sono progettati per ridurre la complessità e facilitare la scelta. E sappiamo da anni che le raccomandazioni influenzano concretamente il comportamento d’acquisto.

Se milioni di persone iniziano a fidarsi delle stesse raccomandazioni, il rischio è quello di creare una nuova forma di concentrazione dell’attenzione: pochi prodotti ricevono sempre più visibilità mentre molte alternative valide restano invisibili.

La regola dei “tre prodotti in più”

Per questo motivo propongo una semplice regola pratica: non acquistare mai uno dei primi tre prodotti suggeriti dall’AI senza averne valutati almeno altri tre.

Non significa diffidare della tecnologia. Significa usare la tecnologia in modo intelligente.

Chiedi:

  • Quali sono le alternative meno conosciute?

  • Esistono marchi emergenti?

  • Quali prodotti hanno caratteristiche simili ma costano meno?

  • Quali opzioni sono state escluse e perché?

In altre parole, utilizza l’AI non come un venditore che ti consegna una risposta definitiva, ma come un ricercatore che può ampliare il tuo campo visivo.

Il nuovo consumatore deve imparare a interrogare

Per anni abbiamo imparato a fare domande ai motori di ricerca. Oggi dobbiamo imparare a fare domande alle AI. La differenza è enorme.

Con Google vedevamo dieci risultati. Con l’AI spesso vediamo una sola risposta.

Questo rende la qualità delle domande ancora più importante.

Un consumatore consapevole non chiede soltanto:

“Qual è il migliore?”

ma anche:

“Quali sono i limiti di questa raccomandazione?”

“Quali criteri hai utilizzato?”

“Quali prodotti potrebbero essere adatti a me ma non compaiono tra i primi risultati?”

La capacità di interrogare l’AI diventerà una forma di alfabetizzazione digitale importante quanto la capacità di utilizzare un motore di ricerca.

Il marketing entra in una nuova era

Per le aziende questo scenario apre una sfida completamente nuova.

Per anni abbiamo parlato di SEO: essere trovati dai motori di ricerca. Oggi inizia a emergere un nuovo obiettivo: essere trovati dalle AI.

Alcune ricerche mostrano già che molti consumatori considerano gli assistenti basati su modelli linguistici una fonte di raccomandazione rilevante nelle decisioni di acquisto.

Questo significa che la battaglia per l’attenzione potrebbe spostarsi progressivamente dalle pagine dei risultati alle conversazioni.

I brand dovranno lavorare non solo sulla visibilità, ma sulla credibilità, sulla qualità delle informazioni e sulla capacità di essere compresi correttamente dagli ecosistemi AI.

L’AI non deve decidere al posto nostro

Esiste poi un aspetto ancora più importante.

Le persone cercano nell’AI ciò che hanno sempre cercato negli amici, negli esperti e nei consulenti: fiducia.

Ma la fiducia non dovrebbe mai trasformarsi in delega totale.

Alcuni studi sulla relazione tra esseri umani e sistemi di AI evidenziano infatti il rischio dell’over-reliance, cioè la tendenza ad affidarsi alle raccomandazioni della macchina anche quando sarebbe opportuno metterle in discussione.

L’obiettivo non è quindi seguire sempre l’AI. L’obiettivo è imparare quando seguirla e quando contraddirla.

La domanda giusta

La vera domanda non è: “Posso fidarmi dell’intelligenza artificiale?”

La domanda giusta è: “Come posso utilizzare l’intelligenza artificiale senza smettere di ragionare?”

Se riusciremo a farlo, avremo ottenuto il meglio dei due mondi: La velocità e la capacità di sintesi delle macchine. La curiosità, il dubbio e il giudizio critico degli esseri umani.

Perché il futuro degli acquisti non appartiene a chi segue il primo consiglio ricevuto. Appartiene a chi continua a fare una domanda in più.

Se vuoi contattami: info@mktgforhumans.it – Michele Dell’Edera